Monica's profile...voglia di COCCOLE...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
...voglia di COCCOLE......lasciamo parlare le immagini... |
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luca lucawrote:
ciao..se vuoi ho aggiunto altre foto...ti piacevano le prime..se ti va guarda anche le nuove..
Sept. 2
Cristian Pirainowrote:
Ciao passavo di qua...ti aspetto passa a trovarmi..un bacio Cristian
July 27
PAOLO&NANYwrote:
Ciao, ci fa piacere la tua visita e torna a trovarci quando vuoi.
La fotografia ci piace molto e cerchiamo di tenere aggiornato il sito con informazioni utili e con belle foto prese quà e là.
Anche il tuo blog non scherza...veramente carino!
Ti aspettiamo.
July 24
Spaz
wrote:
Se togli quelle due maglietti dagli osceni colori.. questo space potrebbe diventare proprio bellino hehe
June 30
matteo tetiwrote:
ci sono riuscito finalmente grazie a te ho fatto il mio blogblog tvb
May 16
ElisaDomeniconi.itwrote:
Mimmaaaaaa ma qunante cose stai imparando a fare bella di casa!!?
May 16
vincenzo gregoriwrote:
ciao mimma,
passavp di qua dal sito di teo. un saluto vince
May 16
Marcowrote:
sei stupenda!!!!!!!
May 15
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May 26 Biscotti - Ricetta facile facile...ingredienti: 350 gr farina 150 gr zucchero 100 gr burro freddo 2 uova 1 lievito 1 aroma limone Accendere il forno e tenere ad una temperatura tra i 150° e i 180°. Fare il classico 'vulcano' con la farina e lo zucchero sulla spianatoia, aggiungere il lievito, il burro freddo, l'aroma di limone e le due uova. Lavorare il tutto fino ad ottenere un impasto compatto. Stendere l'impasto con un mattarello e creare i biscotti con le formine. Mettere in forno x circa 10-15 minuti (a seconda della grandezza) e i biscotti sono pronti!!! Sono buonissimi da mangiare nel latte, se invece sono un po più piccolini diventano degli ottimi pasticcini! Varianti: - aggiungere nell'impasto le gocce di cioccolato. - ricoprire i biscotti con la cioccolata fondente o bianca e lasciar raffreddare in frigorifero per 2-3 ore. - creare con l'impasto delle ciambelle invece dei biscotti. May 22 Processione S.Antonio da Padova - 22 Giugno 2008 - RietiTra 30 giorni si terrà la manifestazione maggiormente sentita da tutti i reatini!!!
LA PROCESSIONE DI S.ANTONIO, chiamata anche LA PROCESSIONE DEI CERI! Il fiore simbolo di S.Antonio è il giglio. A causa della ristrutturazione della Chiesa di S.Francesco la festa si terrà nella Cattedrale di S.Maria.
Sabato 21 Giugno, in Piazza C. Battisti ci sarà il concerto di Luisa Corna, alle ore 21,30.
Alle ore 18,30 del 22 Giugno avrà inizio la Processione, questo l'itinerario:
Piazza C. Battisti, Piazza V. Emanuele II°, Via Cintia, Via T. Varrone,Via Nuova, Porta d'Arce(Piazza Madonna del Suffragio), Via Garibaldi, Via S. Chiara, Via S. Francesco, Ponte Romano,Via Porta Romana, Piazza della Repubblica, Via G. Matteotti, Via Borgo S. Antonio, Piazza Migliorini, Chiesa di S. Michele Arcangelo,
Piazza Cavour, Ponte Romano, Via Roma, Piazza V. Emanuele II°, Piazza C. Battisti.
Il tanto aspettato spettacolo pirotecnico avrà luogo la sera del 22 Giugno, alle ore 23,30.
TUTTI AL FORO BOARIOOOO....!!!!
UN PO' DI STORIA:
(dal sito www.giugnoantoniano.it)
Sant’Antonio è nato in Portogallo, a Lisbona, probabilmente il 15 agosto 1195. Era figlio di nobili, fu battezzato con il nome di Fernando. Trascorse i primi anni di formazione sotto la colta guida dei canonici del Duomo. Tra i suoi compagni di studi, vi erano anche ragazzi già orientati alla scelta del sacerdozio. Molto probabilmente anche da qui nacque l’aspirazione del giovane Fernando a scegliere il servizio sacerdotale.
Ma soprattutto furono la mediocrità morale, la superficialità e la corruzione della società a spingerlo ad entrare nel monastero agostiniano di São Vicente, fuori le mura di Lisbona, per vivere l’ideale evangelico senza compromessi. Fernando dimorò A São Vicente per circa due anni. Poi, infastidito dalle continue visite degli amici, con i quali più nulla aveva a che spartire, chiese di trasferirsi altrove, sempre all’interno dell’Ordine agostiniano. Antonio si trasferì a Coimbra, allora capitale del Portogallo dove sarebbe convissuto dal 1212 al 1220. Furono anni importantissimi per la formazione umana e intellettuale del Santo, il quale, poteva fare affidamento su valenti maestri e su una ricca e aggiornata biblioteca. Fernando si dedicò completamente allo studio delle scienze umane e teologiche, da Coimbra uscì uomo maturo. La sua cultura teologica, nutrita di Bibbia e di tradizione patristica, aveva raggiunto uno stadio definitivo. A Santa Cruz Fernando fu ordinato sacerdote, probabilmente nel 1220. Anche per il giovane Fernando venne disattesa la norma ecclesiastica che fissava a un minimo di 30 anni l’età per avere accesso al sacerdozio. Fernando chiese ed ottenne di lasciare i Canonici regolari di sant'Agostino per abbracciare l'ideale francescano. Non è certo se abbia conosciuto personalmente i primi francescani approdati in terra lusitana. Certo, ne sentì parlare, ne subì il fascino. Nel settembre 1220, Fernando lascia i bianchi panni di agostiniano per rivestirsi della grezza tunica di bigello e una corda ai fianchi. Per l’occasione, abbandona anche il vecchio nome di battesimo per assumere quello di Antonio, l’eremita egiziano titolare del romitorio di Santo Antao dos Olivãis presso cui vivevano i francescani. Dopo un breve periodo di studio della regola francescana, Antonio parte alla volta del Marocco. Arrivato nei territori del Miramolino, a Marrakesh o in altra località, sarà stato accolto in casa di qualche cristiano, ivi residente per ragioni di commercio o altro. Volendo rivolgersi ai musulmani, il Santo doveva conoscere correntemente la lingua araba, cosa non ardua per un lisbonese dell’epoca, oriundo da una zona bilingue. Antonio non poté dare corso al suo progetto di predicare perché preda di una non meglio specificata malattia tropicale. Per recuperare almeno in parte la salute, decise di ritornare in patria, senza però abbandonare il suo ideale di martirio. Fu dunque costretto a ritirarsi dal Marocco, prendendo a ritroso la via del mare. Ma, a causa di un’imprevista violenza dei venti contrari, la nave fu trascinata fino alla lontana Sicilia. Antonio, che le tradizioni raccontano essere sbarcato a Milazzo, (Messina) era uno sconosciuto fraticello straniero, giovane e senza incarichi di governo, fisicamente provato. La sua convalescenza siciliana durò circa due mesi. Informato dai confratelli siciliani, Antonio lasciò la Sicilia. Risalì la penisola per prendere parte al capitolo generale – detto delle Stuoie - celebrato in Assisi dal 30 maggio all’8 giugno del 1221. Quando furono partiti quasi tutti i conventuali, Antonio fu notato da frate Graziano, ministro provinciale della Romagna. Saputo che il giovane frate era anche sacerdote, lo pregò di seguirlo, Antonio giunse a Montepaolo nel giugno 1221. Durante questo periodo il Santo poté maturare la sua vocazione francescana, approfondire l’esperienza missionaria bruscamente interrotta, rinvigorire l’impegno ascetico, affinarsi nella contemplazione. Avendo visto che uno dei compagni aveva trasformato una grotta in una cella solitaria, gli chiese con insistenza che la cedesse a lui. Il buon fratello accondiscese all’appassionato desiderio del giovane portoghese. Cosi tutte le mattine, compiute le preci comunitarie, Antonio si affrettava alla volta della sua grotta (ancor oggi devotamente conservata) per vivere solo con Dio, solo in rigore di penitenze e intima preghiera, in prolungate letture della Bibbia e riflessioni. Per le ore canoniche e per i pasti si riuniva ai confratelli. Antonio si accorse che i suoi fratelli d’ideale coniugavano preghiera e servizio reciproco. Lui, che contributo poteva portare? Ne parlò con il guardiano (il superiore dei frati). Conclusero che egli avrebbe tenuto pulite le povere stoviglie di cucina e spazzato la casa. Nel settembre 1222 si tenevano a Forlì le ordinazioni sacerdotali di religiosi domenicani e francescani. Prima che il drappello degli ordinandi si recasse nella cattedrale cittadina per ricevere gli ordini sacri dal vescovo Alberto, si era soliti rivolgere un sermone ai candidati. Ma nessuno era stato incaricato preventivamente e pertanto nessuno dei sacerdoti domenicani o minoriti presenti si era preparato. Il superiore di Montepaolo conosceva bene le doti di Antonio. L’interpellato tentò di schermirsi. Di fronte alle insistenze del superiore piegò il capo e prese serenamente la parola. Man mano che il discorso si dipanava in sonante latino, le espressioni si facevano più calde e suadenti, originali ed emozionanti. Sant’Antonio inizia così la sua missione di predicatore in Romagna. Parlava con la gente, ne condivideva l’esistenza umile e tormentata, alternando l’impegno della catechizzazione con l’opera pacificatrice. Attendeva alle confessioni, si confrontava personalmente o in pubblico con i sostenitori di eresie. Proprio a Rimini, nel 1223, ha luogo l’episodio riportato dalla tradizione, secondo il quale sant’Antonio vince la testardaggine di un eretico che non voleva credere nella presenza reale di Cristo nell’Eucarestia. Dopo la rivelazione di Forlì, dopo che per invito dei superiori fu inviato a predicare nelle città e villaggi della Romagna, sul finire del 1223 ad Antonio viene chiesto anche di insegnare teologia a Bologna. Per due anni, all’età di 28-30 anni, come teologo insegna le basilari verità di fede al clero e ai laici, attraverso un metodo semplice ma efficace. Partiva cioè dalla lettura del testo sacro per giungere ad una interpretazione che interpellasse e parlasse alla fede e alla vita dell’uditorio. Sant’Antonio è dunque il primo insegnante di teologia del neonato ordine francescano, il primo anello di una catena di teologi, predicatori e scrittori, che nei secoli diedero e danno onore alla Chiesa. Francesco d’Assisi non voleva che i suoi frati si dedicassero allo studio della teologia. Questa indicazione fu riportata anche nella regola di vita. Ma per sant’Antonio, viste la sua solida fede e la sua integrità morale, fece una eccezione concedendogli di insegnare ai suoi frati. E’ ormai largamente provata, in sede critica, la sostanziale autenticità della breve lettera fattagli pervenire dal Poverello. "Al fratello Antonio, mio vescovo, auguro salute. Approvo che tu insegni teologia ai frati, purché, a motivo di tale studio,tu non smorzi lo spirito della santa orazione e devozione, come è ordinato nella Regola. Sta sano". Una delle preoccupazioni che portavano san Francesco a guardare con diffidenza allo studio, era rappresentata dal divario che egli notava, fra quanto la cultura teologica insegnava e come diversamente lo viveva. Tra i contemporanei e nelle generazioni immediatamente successive, il Santo fu ritenuto maestro di sapienza cristiana, biblista impareggiabile, autore di opere insigni. Tutta la curia romana ebbe modo di ascoltarlo e lo stesso Gregorio IX lo chiamò Arca del Testamento. Nel 1226 Antonio fondò il convento francescano di Limoges. si recò in Francia per contribuire nella lotta contro l’eresia degli albigesi. Un secondo obiettivo dell’azione pastorale si riproponeva di armonizzare l’attività del neonato ordine francescano con quella dei vecchi Ordini religiosi. Mantenne anche un rapporto di intesa cordiale con gli antichi confratelli agostiniani. Facendosi francescano, Antonio non intese fare un taglio col passato. Anzi, mantenne tutto quello che di valido aveva ricevuto e amato in quegli anni a s. Vincenzo e a s. Croce. Non per nulla il suo rapporto amicale più intenso fu, durante gli anni italiani, quello coltivato con il parigino Tomaso di san Vittore, abate di s. Andrea in Vercelli. Pablo Neruda - Qui ti amo...Qui ti amo...
Qui ti amo. Negli oscuri pini si districa il vento. Brilla la luna sulle acque erranti. Trascorrono giorni uguali che s'inseguono. La nebbia si scioglie in figure danzanti. Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto. A volte una vela. Alte, alte, stelle. O la croce nera di una nave. Solo. A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima. Suona, risuona il mare lontano. Questo è un porto. Qui ti amo. Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde. Ti sto amando anche tra queste fredde cose. A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi, che corrono per il mare verso dove non giungono. Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore. I moli sono più tristi quando attracca la sera. La mia vita s'affatica invano affamata. Amo ciò che non ho. Tu sei così distante. La mia noia combatte coni lenti crepuscoli. Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi. La luna fa girare la sua pellicola di sogno. Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi. E poiché io ti amo, i pini nel vento vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico. (Pablo Neruda) Il trionfo di Bacco e Arianna
Il trionfo di Bacco e Arianna (di Lorenzo de' Medici) Quant'è bella giovinezza Quest'è Bacco e Arianna, Questi lieti satiretti, Queste ninfe anche hanno caro Questa soma, che vien drieto Mida vien drieto a costoro: Ciascun apra ben gli orecchi, Donne e giovinetti amanti, |
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