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...lasciamo parlare le immagini...

 

  

 

 

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luca lucawrote:
ciao..se vuoi ho aggiunto altre foto...ti piacevano le prime..se ti va guarda anche le nuove..
Sept. 2
Ciao passavo di qua...ti aspetto passa a trovarmi..un bacio Cristian
July 27
PAOLO&NANYwrote:
Ciao, ci fa piacere la tua visita e torna a trovarci quando vuoi.
La fotografia ci piace molto e cerchiamo di tenere aggiornato il sito con informazioni utili e con belle foto prese quà e là.
Anche il tuo blog non scherza...veramente carino!
Ti aspettiamo.
July 24
Spaz wrote:
Se togli quelle due maglietti dagli osceni colori.. questo space potrebbe diventare proprio bellino hehe
June 30
matteo tetiwrote:
ci sono riuscito finalmente grazie a te ho fatto il mio blogblog tvb
May 16
Mimmaaaaaa ma qunante cose stai imparando a fare bella di casa!!?
May 16
ciao mimma,
passavp di qua dal sito di teo.
un saluto
vince
May 16
Marcowrote:
sei stupenda!!!!!!!
May 15
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June 11

BLOG AMICOpiù

 
visitate il blog del
mensile gratutito
di RIETI
 
 
May 26

Biscotti - Ricetta facile facile...

 BiscottiFacili
ingredienti:
350 gr farina
150 gr zucchero
100 gr burro freddo
2 uova
1 lievito
1 aroma limone
 
Accendere il forno e tenere ad una temperatura tra i 150° e i 180°.
Fare il classico 'vulcano' con la farina e lo zucchero sulla spianatoia, aggiungere il lievito, il burro freddo, l'aroma di limone e le due uova.
Lavorare il tutto fino ad ottenere un impasto compatto.
Stendere l'impasto con un mattarello e creare i biscotti con le formine.
 
Mettere in forno x circa 10-15 minuti (a seconda della grandezza) e i biscotti sono pronti!!!
 
Sono buonissimi da mangiare nel latte, se invece sono un po più piccolini diventano  degli ottimi pasticcini!
 
 
Varianti:
- aggiungere nell'impasto le gocce di cioccolato.
- ricoprire i biscotti con la cioccolata fondente o bianca e lasciar raffreddare in frigorifero per 2-3 ore.
- creare con l'impasto delle ciambelle invece dei biscotti.
 
May 22

Processione S.Antonio da Padova - 22 Giugno 2008 - Rieti

                                        
Tra 30 giorni si terrà la manifestazione maggiormente sentita da tutti i reatini!!!
 

LA PROCESSIONE DI S.ANTONIO, chiamata anche LA PROCESSIONE DEI CERI!

Il fiore simbolo di S.Antonio è il giglio.

 
A causa della ristrutturazione della Chiesa di S.Francesco la festa si terrà nella Cattedrale di S.Maria.
 
Sabato 21 Giugno, in Piazza C. Battisti ci sarà il concerto di Luisa Corna, alle ore 21,30.
 
Alle ore 18,30 del 22 Giugno avrà inizio la Processione, questo l'itinerario:
 
Piazza C. Battisti, Piazza V. Emanuele II°, Via Cintia, Via T. Varrone,Via Nuova, Porta d'Arce(Piazza Madonna del Suffragio), Via Garibaldi, Via S. Chiara, Via S. Francesco, Ponte Romano,Via Porta Romana, Piazza della Repubblica, Via G. Matteotti, Via Borgo S. Antonio, Piazza Migliorini, Chiesa di S. Michele Arcangelo,
Piazza Cavour, Ponte Romano, Via Roma, Piazza V. Emanuele II°, Piazza C. Battisti.
 
Il tanto aspettato spettacolo pirotecnico avrà luogo la sera del 22 Giugno, alle ore 23,30.
TUTTI AL FORO BOARIOOOO....!!!!
 
                                          
  
 
  
 
 
 
 
UN PO' DI STORIA:
 
 
Sant’Antonio è nato in Portogallo, a Lisbona, probabilmente il 15 agosto 1195. Era figlio di nobili, fu battezzato con il nome di Fernando. Trascorse i primi anni di formazione sotto la colta guida dei canonici del Duomo. Tra i suoi compagni di studi, vi erano anche ragazzi già orientati alla scelta del sacerdozio. Molto probabilmente anche da qui nacque l’aspirazione del giovane Fernando a scegliere il servizio sacerdotale.
Ma soprattutto furono la mediocrità morale, la superficialità e la corruzione della società a spingerlo ad entrare nel monastero agostiniano di São Vicente, fuori le mura di Lisbona, per vivere l’ideale evangelico senza compromessi.
Fernando dimorò A São Vicente per circa due anni. Poi, infastidito dalle continue visite degli amici, con i quali più nulla aveva a che spartire, chiese di trasferirsi altrove, sempre all’interno dell’Ordine agostiniano. Antonio si trasferì a Coimbra, allora capitale del Portogallo dove sarebbe convissuto dal 1212 al 1220. Furono anni importantissimi per la formazione umana e intellettuale del Santo, il quale, poteva fare affidamento su valenti maestri e su una ricca e aggiornata biblioteca. Fernando si dedicò completamente allo studio delle scienze umane e teologiche, da Coimbra uscì uomo maturo. La sua cultura teologica, nutrita di Bibbia e di tradizione patristica, aveva raggiunto uno stadio definitivo.
A Santa Cruz Fernando fu ordinato sacerdote, probabilmente nel 1220. Anche per il giovane Fernando venne disattesa la norma ecclesiastica che fissava a un minimo di 30 anni l’età per avere accesso al sacerdozio. Fernando chiese ed ottenne di lasciare i Canonici regolari di sant'Agostino per abbracciare l'ideale francescano. Non è certo se abbia conosciuto personalmente i primi francescani approdati in terra lusitana. Certo, ne sentì parlare, ne subì il fascino. Nel settembre 1220, Fernando lascia i bianchi panni di agostiniano per rivestirsi della grezza tunica di bigello e una corda ai fianchi.
Per l’occasione, abbandona anche il vecchio nome di battesimo per assumere quello di Antonio, l’eremita egiziano titolare del romitorio di Santo Antao dos Olivãis presso cui vivevano i francescani. Dopo un breve periodo di studio della regola francescana, Antonio parte alla volta del Marocco. Arrivato nei territori del Miramolino, a Marrakesh o in altra località, sarà stato accolto in casa di qualche cristiano, ivi residente per ragioni di commercio o altro. Volendo rivolgersi ai musulmani, il Santo doveva conoscere correntemente la lingua araba, cosa non ardua per un lisbonese dell’epoca, oriundo da una zona bilingue. Antonio non poté dare corso al suo progetto di predicare perché preda di una non meglio specificata malattia tropicale. Per recuperare almeno in parte la salute, decise di ritornare in patria, senza però abbandonare il suo ideale di martirio. Fu dunque costretto a ritirarsi dal Marocco, prendendo a ritroso la via del mare.
Ma, a causa di un’imprevista violenza dei venti contrari, la nave fu trascinata fino alla lontana Sicilia. Antonio, che le tradizioni raccontano essere sbarcato a Milazzo, (Messina) era uno sconosciuto fraticello straniero, giovane e senza incarichi di governo, fisicamente provato. La sua convalescenza siciliana durò circa due mesi. Informato dai confratelli siciliani, Antonio lasciò la Sicilia. Risalì la penisola per prendere parte al capitolo generale – detto delle Stuoie - celebrato in Assisi dal 30 maggio all’8 giugno del 1221. Quando furono partiti quasi tutti i conventuali, Antonio fu notato da frate Graziano, ministro provinciale della Romagna. Saputo che il giovane frate era anche sacerdote, lo pregò di seguirlo, Antonio giunse a Montepaolo nel giugno 1221. Durante questo periodo il Santo poté maturare la sua vocazione francescana, approfondire l’esperienza missionaria bruscamente interrotta, rinvigorire l’impegno ascetico, affinarsi nella contemplazione. Avendo visto che uno dei compagni aveva trasformato una grotta in una cella solitaria, gli chiese con insistenza che la cedesse a lui. Il buon fratello accondiscese all’appassionato desiderio del giovane portoghese.

Cosi tutte le mattine, compiute le preci comunitarie, Antonio si affrettava alla volta della sua grotta (ancor oggi devotamente conservata) per vivere solo con Dio, solo in rigore di penitenze e intima preghiera, in prolungate letture della Bibbia e riflessioni. Per le ore canoniche e per i pasti si riuniva ai confratelli. Antonio si accorse che i suoi fratelli d’ideale coniugavano preghiera e servizio reciproco. Lui, che contributo poteva portare? Ne parlò con il guardiano (il superiore dei frati). Conclusero che egli avrebbe tenuto pulite le povere stoviglie di cucina e spazzato la casa. Nel settembre 1222 si tenevano a Forlì le ordinazioni sacerdotali di religiosi domenicani e francescani. Prima che il drappello degli ordinandi si recasse nella cattedrale cittadina per ricevere gli ordini sacri dal vescovo Alberto, si era soliti rivolgere un sermone ai candidati. Ma nessuno era stato incaricato preventivamente e pertanto nessuno dei sacerdoti domenicani o minoriti presenti si era preparato. Il superiore di Montepaolo conosceva bene le doti di Antonio. L’interpellato tentò di schermirsi. Di fronte alle insistenze del superiore piegò il capo e prese serenamente la parola. Man mano che il discorso si dipanava in sonante latino, le espressioni si facevano più calde e suadenti, originali ed emozionanti. Sant’Antonio inizia così la sua missione di predicatore in Romagna. Parlava con la gente, ne condivideva l’esistenza umile e tormentata, alternando l’impegno della catechizzazione con l’opera pacificatrice. Attendeva alle confessioni, si confrontava personalmente o in pubblico con i sostenitori di eresie. Proprio a Rimini, nel 1223, ha luogo l’episodio riportato dalla tradizione, secondo il quale sant’Antonio vince la testardaggine di un eretico che non voleva credere nella presenza reale di Cristo nell’Eucarestia. Dopo la rivelazione di Forlì, dopo che per invito dei superiori fu inviato a predicare nelle città e villaggi della Romagna, sul finire del 1223 ad Antonio viene chiesto anche di insegnare teologia a Bologna. Per due anni, all’età di 28-30 anni, come teologo insegna le basilari verità di fede al clero e ai laici, attraverso un metodo semplice ma efficace. Partiva cioè dalla lettura del testo sacro per giungere ad una interpretazione che interpellasse e parlasse alla fede e alla vita dell’uditorio. Sant’Antonio è dunque il primo insegnante di teologia del neonato ordine francescano, il primo anello di una catena di teologi, predicatori e scrittori, che nei secoli diedero e danno onore alla Chiesa. Francesco d’Assisi non voleva che i suoi frati si dedicassero allo studio della teologia. Questa indicazione fu riportata anche nella regola di vita. Ma per sant’Antonio, viste la sua solida fede e la sua integrità morale, fece una eccezione concedendogli di insegnare ai suoi frati. E’ ormai largamente provata, in sede critica, la sostanziale autenticità della breve lettera fattagli pervenire dal Poverello. "Al fratello Antonio, mio vescovo, auguro salute. Approvo che tu insegni teologia ai frati, purché, a motivo di tale studio,tu non smorzi lo spirito della santa orazione e devozione, come è ordinato nella Regola. Sta sano". Una delle preoccupazioni che portavano san Francesco a guardare con diffidenza allo studio, era rappresentata dal divario che egli notava, fra quanto la cultura teologica insegnava e come diversamente lo viveva. Tra i contemporanei e nelle generazioni immediatamente successive, il Santo fu ritenuto maestro di sapienza cristiana, biblista impareggiabile, autore di opere insigni. Tutta la curia romana ebbe modo di ascoltarlo e lo stesso Gregorio IX lo chiamò Arca del Testamento.
Fu papa Pio XII che ebbe l’onore di affermare il 16 gennaio 1946 con il Breve Apostolico Exsulta, Lusitania felix che Sant’Antonio è Dottore della Chiesa con il titolo di "doctor evangelicus".

Nel 1226 Antonio fondò il convento francescano di Limoges. si recò in Francia per contribuire nella lotta contro l’eresia degli albigesi.
Fin dal gennaio 1217, papa Onorio III aveva esortato i professori di teologia di Parigi a recarsi in mezzo agli albigesi. Antonio fu inviato, probabilmente con un drappello di minoriti, come rinforzo qualificato, e ciò per suggerimento della direzione centrale dell’Ordine, sensibilizzata al problema sia dai frati già residenti nella zona, sia dalle pressioni della curia papale. Troviamo Antonio insegnante di teologia e predicatore a Montpellier, ragguardevole centro universitario e roccaforte dell’ortodossia cattolica, dove domenicani e francescani ricevono adeguata formazione pastorale-intellettuale per predicare agli eretici sparsi nei territori circostanti. Il fatto è certo, ma dubbia è la data. Lo storico Tommaso da Celano ricorda come frate Giovanni da Firenze, eletto da Francesco ministro dei minoriti di Provenza, celebrò un’assemblea capitolare, durante la quale Antonio dettò un fervido sermone sulla Passione di Cristo. Mentre egli parlava, frate Monaldo vide alla porta della sala dove erano riuniti "il beato Francesco sollevato in aria con le mani estese a forma di croce, in atto di benedire i suoi frati". Sant’Antonio svolse il suo sermone sul mistero della Crocifissione di Cristo, in particolare sulla iscrizione Gesù Nazareno Re dei Giudei (Gv. 19,19).
Antonio a Tolosa e a Limoges L’Apostolato itinerante di Antonio non poteva non echeggiare in un emporio di ideologie quale Tolosa. E’ più che probabile che in questa roccaforte del neomanicheismo il Taumaturgo abbia anche insegnato teologia ai frati. Attorno al 1226 Antonio si sposta più a nord, nei pressi di Limoges. Limoges rimane nella storia del Santo come uno dei centri più significativi. Egli rivestì infatti l’incarico di custode (=superiore) dei francescani della città e del circondario. L ’anno 1226 vede Antonio sostare anche a Brive, e nella sua veste di custode dei frati minori, fondare un convento. Qui il Santo trova la pace dell’ascesi e della meditazione, per ristorarsi delle snervanti predicazioni ritirandosi volentieri in alcune grotte appena fuori il borgo cittadino. Qui si dedica alla penitenza e alla contemplazione. Dopo la sua morte, il suo ricordo rimarrà sempre vivo tra gli abitanti di Brive. Le grotte che egli frequentò sono divenute un luogo di pellegrinaggio. Brive è da allora, pur tra qualche difficoltà, il centro nazionale della devozione antoniana in terra francese.
Non possiamo determinare la data del ritorno di sant’Antonio in Italia: per quale motivo fece il viaggio a ritroso, chi ve lo chiamò, dove prese residenza o, se non ebbe residenza alcuna, perché continuò a fare il missionario peregrinante. Gli agiografi antoniani fissano il ritorno in occasione del capitolo generale, tenuto in Assisi per la Pentecoste 1227, il 30 maggio. San Francesco morì la sera del 3 ottobre 1226: l’assemblea doveva quindi dare all’Ordine un nuovo ministro generale.
Probabilmente dal 1227 al 1230, alle già numerose incombenze, si aggiunse anche l’incarico di ministro provinciale del nord Italia, Romagna inclusa. Nella sua attività di ministro provinciale dell’Italia settentrionale si seppe mantenere fedele al carisma di san Francesco inserendolo nella complessa mutevole realtà dei tempi e luoghi. Con le strutture gerarchiche coltivò rapporti da vero cattolico, evitando conflitti e alimentando un clima di concordia. Ne è prova la partecipazione personale del vescovo di Padova alla quaresima antoniana del 1231, come non è un caso che la canonizzazione lampo del Santo non sia stata inceppata da alcuna protesta o riserva.

Un secondo obiettivo dell’azione pastorale si riproponeva di armonizzare l’attività del neonato ordine francescano con quella dei vecchi Ordini religiosi. Mantenne anche un rapporto di intesa cordiale con gli antichi confratelli agostiniani. Facendosi francescano, Antonio non intese fare un taglio col passato. Anzi, mantenne tutto quello che di valido aveva ricevuto e amato in quegli anni a s. Vincenzo e a s. Croce. Non per nulla il suo rapporto amicale più intenso fu, durante gli anni italiani, quello coltivato con il parigino Tomaso di san Vittore, abate di s. Andrea in Vercelli.
L’Assidua, prima biografia di sant'Antonio, afferma che Antonio scrisse i suoi Sermones per le domeniche durante un suo soggiorno a Padova, dove frattanto nacque un profondo vicendevole affetto tra gli abitanti e lui. Fu in occasione del capitolo generale del 1230, avvenuto durante la traslazione delle spoglie di Francesco nella nuova basilica eretta in suo onore, che frate Antonio da Lisbona fu liberato dagli incarichi di governo dell’ordine.
Per la grande stima che godeva presso i responsabili dell’Ordine minoritico, gli fu conferito il nuovo incarico di "predicatore generale", con la facoltà di recarsi liberamente dovunque riteneva opportuno, e prescelto, con sei altri confratelli, a rappresentare l’Ordine presso papa Gregorio IX. Antonio ebbe contatti personali con Gregorio IX? Che valore giuridico bisognava attribuire al Testamento dettato dal fondatore, san Francesco, poco innanzi la sua morte? E come si potevano risolvere i dubbi suscitati da alcuni punti della Regola francescana, che nella rapida e vorticosa evoluzione dell’Ordine suscitavano perplessità e tensioni? Antonio fece parte della delegazione espressa dal Capitolo generale per dibattere tali questioni e chiedere lumi al pontefice. Durante quel soggiorno, prolungatosi parte a Roma, parte ad Anagni, Antonio si fece conoscere in altissimo loco per la eminente santità e la straordinaria scienza biblica. A Padova, Antonio fece un paio di soggiorni ravvicinati relativamente brevi: il primo, fra il 1229 e il 1230; il secondo, fra il 1230 e il 1231, durante il quale venne precocemente a morte. Sommando i due periodi, si arriva a mettere insieme una serie di dodici mesi o poco più. Come dire che il missionario non trascorse nella sua patria di elezione che un anno, in due puntate. I Sermones antoniani vanno considerati come l’opera letteraria di carattere religioso più notevole compilata in Padova durante l’epoca medievale.
E ancora, la città euganea interessava vivamente Antonio per la sua università. Egli aveva un debole per i centri di alti studi. Di sermone in sermone si dilatava la fama di quanto stava accadendo a Padova, provocando un continuo accrescersi dell’uditorio. Una folla incessante si assiepava intorno al suo confessionale. Era impossibile farvi fronte, sebbene dei confratelli sacerdoti e una schiera di presbiteri della città cercassero di alleggerirgli tale fatica. Non gli restava che aspettare il deflusso dei penitenti al calar della sera. L’Assidua informa che si rassegnava a rimaner digiuno fino al tramonto. Alcuni accorrevano al sacramento della penitenza, dichiarando che un’apparizione li aveva spinti alla confessione e a mutar vita. Antonio intervenne anche a modificare la legislazione comunale di Padova. Si tratta di uno statuto relativo ai debitori insolventi, datato 17 marzo 1231, lunedì santo.
Diversi i motivi per cui Antonio si ritirò nel romitorio di Camposampiero. Dopo l’intenso, sfibrante lavoro della quaresima e del periodo pasquale, le forze del Santo erano pressoché esauste. Bisognava sospendere la predicazione e la disponibilità per chi veniva a confessarsi o consigliarsi, allo scopo di lasciar libera la gente per attendere alle occupazioni rurali, essendo imminente il tempo della mietitura. Possiamo ipotizzare che il suo soggiorno a Camposampiero sia durato25 giorni. Nella tarda primavera del 1231, Antonio fu colto da malore. Deposto su  un carro trainato da buoi venne trasportato a Padova, dove aveva chiesto di poter morire.Giunto però all'Arcella, un borgo della periferia della città la morte lo colse. Spirò mormorando: "Vedo il mio Signore". Era il venerdì 13 giugno. Aveva 36 anni. Un anno dopo la morte la fama dei tanti prodigi compiuti convinse Gregorio IX a bruciare le tappe del processo canonico e a proclamarlo Santo il 30 maggio 1232, a soli 11 mesi dalla morte. Sant'Antonio venne sepolto a Padova, nella chiesetta di santa Maria Mater Domini, rifugio spirituale del Santo nei periodi di intensa attività apostolica, il martedì 17 giugno 1231. La più importante ricognizione e traslazione avvenne l’8 aprile 1263, quando, terminata una fase decisiva della costruzione della nuova chiesa, si procedette a trasferirvi il venerato corpo. San Bonaventura da Bagnoregio, allora superiore generale dei francescani, presiedette la cerimonia. Nell’esaminare i sacri resti, prima di riporli in una nuova cassa di legno, si accorse che la lingua del Santo era rimasta incorrotta. A tale scoperta Bonaventura esclamò: "O lingua benedetta, che sempre hai benedetto il Signore e l’hai fatto benedire dagli altri, ora si manifestano a tutti i grandi meriti che hai acquistato presso Dio". Un’altra traslazione sicura avvenne il 14 giugno 1310, quando, ultimata la nuova cappella dedicata al Santo, all’estremità sinistra del transetto, le sacre spoglie vi furono solennemente trasportate. Il 14 febbraio 1350 il cardinale Guido de Boulogne venne a Padova per sciogliere un voto al Santo (era stato guarito dalla peste nera) e per donare un prezioso reliquiario in cui fu posto il mento (meglio, la mandibola) del santo. Da quel giorno nessuna manomissione fu effettuata all’Arca, fino al 1981.

 

Pablo Neruda - Qui ti amo...

Qui ti amo...

Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte coni lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.
 
(Pablo Neruda)

Il trionfo di Bacco e Arianna

 

Il trionfo di Bacco e Arianna

(di Lorenzo de' Medici)

Quant'è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro
da lor esser ingannate:
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d'anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s'altri poi non si accontenta?
Chi vuol esser lieto, sia:
del doman non c'è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi sian, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c'ha esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

 
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